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Cinematerapia

Film di interesse psicologico

Depressione e disturbi bipolari:

Blue Jasmine (Woody Allen, 2013)
Jasmine è la moglie di un facoltoso uomo d’affari il quale, condannato per frode finanziaria, viene arrestato. Finisce così l’agiatezza economica di Jasmine e si sgretola in un attimo la sua maschera fatta di vezzi e lussi tipici dell’alta società. Da quel momento inizia il fallimento personale e finanziario di Jasmine e il suo cambiamento di status sociale la porta al declino psicologico e all’abuso di alcol e Xanax. Fragile, depressa, disforica, labile emotivamente, Jasmine decide di trasferirsi nel modesto appartamento della sorella Ginger, un tempo snobbata per via della sua vita umile, in cerca di una nuova vita.

Revolutionary road (Sam Mendes, 2008)
Il film è ambientato nell’America conformista degli anni ’50 e racconta la storia di Frank (Leonardo di Caprio) e April (Kate Winslet), una coppia da poco sposata. Il loro matrimonio sembrerebbe dall’esterno perfetto. La loro aspirazione a una vita diversa da quella della maggior parte delle famiglie americane dona loro l’illusione di essere speciali. Ma non è così. Anche loro verranno risucchiati nell’abitudinarietà, nella noia della vita quotidiana, nel conformismo. Gradualmente April inizia a soffrire della banalità e sedentarietà nella quale Frank si adagia, smorzando pian piano la sua voglia di vivere e la sua energia che un tempo aveva. April si spegnerà, fino a sprofondare nella depressione.

The hours (Stephen Daldry, 2002)
Il film, tratto dal romanzo “Le ore” di Michael Cunningham, presenta attraverso un abile intreccio narrativo le storie di tre donne, di tre epoche diverse, accomunate dal romanzo di Virginia Woolf “La signora Dalloway” e dalla profonda depressione che le caratterizza. La prima donna è la stessa Virginia Woolf: il film infatti si apre con il suo suicidio, gettandosi nel fiume. La seconda è Laura, una donna infelice e angosciata dalla sua vita piatta e monotona. La terza è Clarissa, alle prese con l’organizzazione della festa di compleanno del suo ex, uno scrittore malato di AIDS. Il male di vivere, l’insostenibilità dei vissuti di perdita, la percezione di negatività in se stessi e nel mondo, sono alcuni dei temi centrali della depressione affrontati dal film.

Melancholia (Lars von Trier, 2011)
Il film di von Trier affronta il tema della depressione da un altro punto di vista, ovvero quello più squisitamente esistenziale, cogliendone gli aspetti più tipicamente fenomenologici. Lo spettatore verrà calato in una realtà dominata dalla perdita di senso e dalla paura della morte, intesa in senso assoluto. Il tutto attraverso i vissuti di Justine (giovane donna che cadrà in un episodio depressivo maggiore) e Claire (sua sorella, non visibilmente depressa, piuttosto ansiosa). In realtà sembra che i vissuti delle due sorelle siano due facce di un’unica medaglia rappresentata dall’alterazione del rapporto col mondo, che diventa svuotato per Justine e minaccioso per Claire.

Mr Jones (Mike Figgis, 1993)
Mr Jones ci mostra la realtà del disturbo bipolare, ovvero della patologia caratterizzata dall’alternarsi di fasi depressive e fasi maniacali. Il signore Jones (Richard Gere) è un uomo affascinante e conquistatore. Soffre di disturbo bipolare, cadendo quindi frequentemente in stati depressivi profondi e risalendo verso episodi di euforia maniacale. Verrà affidato alla dottoressa Bowen, che lo prenderà in cura presso un ospedale psichiatrico. Tra i due, contro ogni deontologia professionale, nascerà una travagliata storia d’amore.

Schizofrenia e disturbi psicotici:

Beautiful mind (Ron Howard, 2001)
Narra la storia del matematico e premio Nobel John Nash, della sua genialità scientifica che va di pari passo con lo sviluppo di una forma di schizofrenia paranoide. Questa patologia lo costringerà ad allontanarsi dagli ambienti universitari poco dopo aver messo a punto la teoria che gli avrebbe valso il Nobel molti anni dopo. Un film toccante e di interesse non soltanto psicologico, ma soprattutto umano.

Spider (David Cronenberg, 2002)
Tratto dal romanzo di Patrick McGrath, narra la storia di un paziente schizofrenico soprannominato Spider dalla madre. Dopo anni di ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario, Spider viene trasferito in una sorta di ricovero per ex degenti. Tutto il film ruota intorno alle trame deliranti che il protagonista gradualmente costruisce, come un ragno (“spider” appunto) alle prese con la sua tela. Il risveglio disorganizzato del suo passato, l’irruzione dell’imponente figura della matrigna, impongono Spider a costruire un senso che non può che essere delirante, mischiando fantasia e realtà. Cronenberg dipinge con maestria le angosce più profonde che si celano dietro i sintomi schizofrenici comunemente osservabili, in questo caso caratterizzati da disorganizzazione, deliri e allucinazioni.

Antichrist (Lars von Trier, 2009)
L’opera ruota esclusivamente attorno a una coppia (Willem Dafoe e Charlotte Gainsbourg) che perde il proprio figlio. Da allora lei svilupperà una sindrome psicologica caratterizzata da ansia, paura ed evitamento di luoghi da lei considerati minacciosi. Contro ogni deontologia professionale, il marito psicoterapeuta decide di accompagnare la donna nel luogo che lei ritiene la principale minaccia (l’Eden, ovvero il bosco nel quale hanno una casa). Il marito conduce quindi una specie di esposizione in vivo, tipica tecnica cognitivo-comportamentale per il superamento delle fobie. Da lì inizia il loro ritiro nel bosco per ritrovare se stessi e superare il lutto. Al contempo, però, inizia anche un’escalation di ambiguità, angosce psicotiche e orrore.

Disturbi di personalità:

Ragazze interrotte (James Mangold, 1999)
Anni sessanta. Susanna, una ragazza con un cattivo rapporto con i propri genitori, a seguito di un tentato suicidio viene ricoverata in un ospedale psichiatrico con la diagnosi di “disturbo borderline di personalità”. All’interno dell’ospedale si relaziona con altre ragazze: Lisa (Angelina Jolie), una bella e carismatica ragazza affetta da un disturbo antisociale di personalità; Daisy, una ragazza isterica molto viziata dal padre; Georgina, affetta da pseudologia fantastica (una “bugiarda patologica”, come si definirà lei stessa); Janet, una paziente anoressica. Il film, adattamento cinematografico del libro-diario “La ragazza interrotta” di Susanna Kaysen, mette in scena il complesso percorso di cura nel caso dei disturbi di personalità. In particolare, sottolinea come siano i fattori relazionali a permettere alla paziente di mettersi in gioco e imparare a regolare meglio le proprie emozioni e i propri comportamenti impulsivi e disfunzionali.

Shame (Steve McQeen, 2011)
Brandon (Michael Fassbender) è un affascinante e facoltoso uomo d’affari con una storia familiare travagliata che riusciamo a intuire, ma che la sceneggiatura non ci rivela mai esplicitamente. Brandon ha una grave dipendenza dal sesso e dalla pornografia. I suoi bisogni irrefrenabili si consumano compulsivamente e disperatamente in continue masturbazioni e rapporti con prostitute. Tutto ciò ha lo funzione di allontanarlo da qualsiasi coinvolgimento intimo autentico. L’unica fonte di piacere (e di sofferenza allo stesso tempo) è data dalla meccanicità dei suoi rituali onanistici e dei suoi rapporti sessuali. L’arrivo in città della sorella Sissy (affetta da un disturbo borderline di personalità) rappresenterà per Brandon un’occasione di travagliato cambiamento. Spesso storie familiari e relazioni d’attaccamento caratterizzate da paura e terrore portano l’adulto a sviluppare strategie compensatorie che gli permettano di entrare in contatto con gli altri senza attivare quel bisogno di vicinanza e protezione che nel passato ha rappresentato annichilimento e paura senza soluzione. Una di queste strategie è proprio la sessualizzazione dei rapporti con l’altro. In “Shame”, Steve McQueen mette in scena tutta la disperazione e la solitudine di questi percorsi di vita carichi di sofferenza.

Ansia:

Qualcosa è cambiato (James L. Brooks, 1997)
Melvin (Jack Nicholson) è un solitario, scorbutico e misantropo scrittore che soffre di un disturbo ossessivo compulsivo. Non sopporta il suo vicino di casa omosessuale Simon, il quale però gli affiderà il suo cane, mettendo a dura prova le sue ossessioni per la pulizia. Gradualmente scopriamo che Melvin non è così “cattivo” come potrebbe sembrare. Arriverà anche Carol, una ragazza single con un bambino che ha bisogno di cure. Da lì inizierà il cambiamento di Melvin e la sua voglia di liberarsi dal suo disturbo. Nella commedia i sintomi ossessivo-compulsivi di Melvin hanno un ruolo centrale nella caratterizzazione del personaggio. I suoi rituali di lavaggio e le sue ossessioni per la pulizia vanno di pari passo al suo disprezzo per gli altri.

Supercondriaco (Dany Boon, 2014)
Questo film francese è incentrato su Romain Faubert, un quarantenne ipocondriaco senza più amici a parte il suo medico curante Dimitri. Romain, come chiunque soffra di ipocondria, cerca continuamente su internet risposte alle sue preoccupazioni per i microbi e le malattie. Ovviamente questi comportamenti non faranno altro che aumentare la sua ansia per la salute. Dimitri, esausto dalle continue richieste di Romain e dopo vari tentativi di cura andati in fumo, decide di farlo collaborare con lui nel centro di accoglienza per profughi dell’Est. Una sorta di terapia d’urto (tecnicamente chiamata flooding) che metterà a dura prova le preoccupazioni di Romain.

Disturbo post-traumatico da stress:

American Sniper (Clint Eastwook, 2015)
Chris Kyle è un soldato che ha più volte prestato servizio come eccellente cecchino in Iraq, tanto da essere soprannominato “Leggenda”. Tornato a casa dopo le sue missioni, decide di dedicarsi alla moglie e al figlio appena nato. Tuttavia assistiamo anche allo sviluppo di una tipica sindrome che colpisce i reduci di guerra e in generale chi vive eventi estremi: il disturbo post-traumatico da stress. Kyle infatti mostra diversi segni del disturbo, come problemi del sonno, flashback, reazioni spropositate dovute al rivivere l’esperienza traumatica in Iraq.

Demenza:

Still Alice (Richard Glatzer, 2014)
Alice (Julianne Moore) è una stimata professoressa della Columbia University alla quale, alla soglia dei cinquant’anni, le viene diagnosticata una forma precoce di Alzheimer. Il film racconta con delicatezza il dramma di vivere con l’insorgenza dei devastanti sintomi di questa malattia che mina alle basi le funzioni mentali sulle quali si basa la nostra identità.

VARI:

One Hour Photo di Mark Romanek (USA, 2002)
Film sul dramma della solitudine di un uomo privo di affetti alla disperata ricerca di un gruppo famigliare che possa accoglierlo ed amarlo.

La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo (ITALIA, 2010)
Tratto dal romanzo di Paolo Giordano su adolescenza, incomunicabilità e rifiuto. Il film tratta anche i temi dell’anoressia e dell’autolesionismo.

Gattaca – La porta dell’ universo di Andrew Niccol (USA, 1997)
Psico-fanta-thriller su diversità e discriminazione ambientato nel futuro. Pellicola sul dramma di chi non può cambiare il proprio corpo malato.

Happiness di Todd Solondz (USA,1998)
Film duro e spietato sull’abuso e la degradazione dei rapporti umani. La desolante solitudine che attanaglia chi è schiavo del sesso e delle proprie pulsioni, i demoni che corrodono la mente di uno psicoanalista.

Mulholland Drive di David Linch (USA,2001)
Film onirico e intricato sulla frustrazione e l’aggressività causate da un sogno infranto.

Il villaggio dei dannati di John Carpenter (USA,1995)
Cult movie fantascientifico che narra l’ennesima variante di una paura universale: essere impossessati dalla follia ed essere privati della propria personalità.

Espiazione di Joe Wright ( Gran Bretagna, 2007)
Film sul tema dell’errore, come elemento che influenza le vite di chi lo commette e chi lo subisce. La pellicola si sofferma anche sul pensiero visionario adolescenziale e sull’elaborazione del senso di colpa attraverso la narrazione.

Transamerica di Ducan Tucker (USA, 2005)
Film ironico e allo stesso tempo drammatico sul cambiamento e il riconoscimento dell’identità sessuale.

La stanza del figlio di Nanni Moretti (ITALIA, 2001)
Un film sul rapporto padre-figlio, sul doloroso processo di elaborazione del lutto e sui diversi modi, talvolta opposti, di affrontare il dolore.

Arancia meccanica (Stanley Kubrick, 1971)
Alex è un giovane senza arte né parte, figlio di proletari e dedito a furti, stupri e omicidi. Fa capo a una banda di spostati, denominati drughi. Dopo aver usato violenza alla moglie di uno scrittore finisce in carcere. Viene sottoposto ad angherie ma si fa amico un prete. Pur di essere scarcerato accetta il “trattamento lodovico”, che consiste nell’assistere a filmati di violenza. Quando esce scopre che i genitori hanno subaffittato la sua stanza. Senza poter reagire, dovrà subire violenza da alcuni mendicanti vendicativi, dai drughi diventati poliziotti e dallo scrittore che ha perso la moglie e che ora si trova su una sedia a rotelle. Tenta il suicidio e all’ospedale riceve una visita di cortesia da parte del primo ministro.

Qualcuno volò sul nido del cuculo (Miloš Forman, 1975)

Da un romanzo di Ken Kesey (1962): un pregiudicato, trasferito in clinica psichiatrica, smaschera il carattere repressivo e carcerario dell’istituzione. La rivolta dura poco, ma lascia qualche segno. Premiato con 5 Oscar (film, regia, Nicholson e Fletcher) è un film efficacemente e astutamente polemico sul potere che emargina i diversi e sul fondo razzistico della psichiatria.

Trainspotting (Danny Boyle, 1996)
Narra le vicissitudini dei componenti di un gruppo di tossicodipendenti nella Edimburgo di fine anni ottanta.

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