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Acceptance and Commitment Therapy

L’Acceptance and Commitment Therapy è una forma di psicoterapia di recente diffusione che fa parte delle psicoterapie cognitivo-comportamentali mindfulness-based, più note come approcci di “terza generazione”.
L’acronimo “ACT” si legge come una parola e non come singole lettere distinte e richiama opportunamente il verbo inglese to act (agire).

DA DOVE VIENE L’ACT

L’ACT è stata sviluppata da Steve Hayes e i suoi collaboratori nel 1986. Dapprima illustrata in due articoli scientifici (Hayes & Brownstein, 1986; Hayes & Wilson, 1994) e poi, nel 1999, in un libro dal titolo Acceptance and Commitment Therapy: An experiential approach to behavior change edito da Guilford Press.
Da allora è stata oggetto di numerosi studi di perfezionamento e validazione e rappresenta oggi una delle psicoterapie con le maggiori prove di efficacia verificate sperimentalmente; è quindi una psicoterapia cosiddetta evidence-based.

L’OBIETTIVO DELL’ACT

L’obiettivo dell’ACT, contrariamente a tutte le altre psicoterapie, non è la riduzione dei sintomi, ma la modificazione profonda della relazione che abbiamo con i pensieri disfunzionali e le emozioni negative. Questo si traduce in una riduzione della sintomatologia, ma come conseguenza di tale cambiamento di prospettiva e non come obiettivo primario.
Lo scopo è incrementare la flessibilità psicologica della persona in modo che possa vivere la propria vita in maniera consapevole seguendo i suoi valori, nel momento presente, in contatto con le emozioni e le sensazioni corporee, malgrado tutte le difficoltà presenti e le esperienze dolorose inevitabili.
Quando la relazione con le proprie esperienze interne ed esterne è caratterizzata da inflessibilità psicologica, queste vengono percepite dalla persona come “sintomi” da evitare o combattere. La persona giudica come pericolose o patologiche le proprie emozioni, i propri pensieri o le sensazioni corporee e cerca di liberarsene mettendo in atto varie strategie di controllo, che spesso non fanno che aumentare la sofferenza e la rigidità. Non consentendo all’individuo di raggiungere i propri obiettivi e muoversi nella direzione dei propri valori, questa condizione limita le possibilità di scelta e la libertà di decidere, favorendo un peggioramento della qualità della vita.

COME CURA L’ACT

L’ACT propone un modello di psicopatologia che include sei processi patologici (fusione, evitamento esperienziale; dominanza di passato e futuro concettualizzati, attaccamento al sé concettualizzato, mancanza di chiarezza o di contatto con i valori, mancanza di azione/impulsività) a cui corrispondono altrettanti processi terapeutici. L’ACT favorisce la flessibilità psicologica focalizzandosi su questi sei processi di base:

  1. Contatto con il momento presente: prestare attenzione in modo consapevole alla nostra esperienza nel “qui ed ora”;
  2. Defusione: osservare il lavoro della nostra mente, vedere i pensieri per quello che sono;
  3. Accettazione: fare spazio a sensazioni, sentimenti, emozioni spiacevoli invece che combatterli;
  4. Sé come contesto: quella parte di noi che è consapevole di qualsiasi cosa stiamo pensando, sentendo o facendo in ogni momento;
  5. Valori: di cosa vorremmo che fosse fatta la nostra esistenza; le cose che contano veramente; le direzioni che vogliamo dare alla nostra vita;
  6. Azione impegnata: “fare quello che serve”, le azioni necessarie ed efficaci per vivere secondo i nostri valori;

    Fare ACT significa lavorare su questi processi ritenuti responsabili di quella che tecnicamente viene definita inflessibilità psicologica e che viene riconosciuta come elemento chiave nella strutturazione di una condizione psicopatologica (indipendentemente dal tipo di psicopatologia).

ACT E MINDFULNESS

La Mindfulness deriva da un’antica pratica meditativa di origine buddista e viene oggi definita come attenzione consapevole, intenzionale e non giudicante alla propria esperienza nel momento in cui essa viene vissuta. In uno stato di Mindfulness le emozioni e i pensieri difficili e dolorosi hanno un impatto molto minore su di noi.
Da circa venti anni la Mindfulness è oggetto di numerosi studi clinici e neurofisiologici che ne hanno dimostrato l’utilità e l’efficacia in molti problemi di salute e viene attualmente utilizzata in medicina e in psicoterapia per un gran numero di malattie e problemi psicologici, in particolar modo per la depressione, lo stress e i disturbi d’ansia.
La Mindfulness e le pratiche meditative sono entrate a far parte a pieno diritto di numerosi approcci cognitivo comportamentali di “terza generazione” (Hayes, 2004), tra cui l’ACT, contribuendo con importanti effetti positivi sulla capacità dell’individuo di rispondere a emozioni negative, impulsività, pensieri intrusivi, ricordi traumatici, dolore, stress.
L’ACT è una terapia comportamentale basata sulla Mindfulness e orientata ai valori: nell’ACT vengono insegnate le abilità di Mindfulness con il preciso scopo di agevolare l’azione guidata dai valori.

EFFICACIA DELL’ACT

L’ACT è stata utilizzata con individui, coppie e gruppi, sia come terapia a breve termine, che a lungo termine e per un ampio range di disturbi clinici. E’ stato dimostrato che l’ACT è un trattamento efficace nei disturbi d’ansia (fobia sociale, attacchi di panico, ansia generalizzata, disturbo ossessivo-compulsivo ecc.), nei disturbi dell’umore (depressione maggiore, distimia), nelle dipendenze (abuso e dipendenza da sostanze), disturbi alimentari (AN, BN, BED), disturbo borderline di personalità, psicosi, tricotillomania, dolore cronico, stigma e burn-out, gestione del diabete, ecc.
La ricerca sull’efficacia di questo approccio è in continua espansione così come gli ambiti di applicazione della stessa.

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